Questo post è disponibile anche in: Inglese

Reading Time: 9 minutes

Per leggere l’tntervista completa (in inglese): How To Use Certifications To Become a Virtualization Expert – with Andrea Mauro

IT Certification Master: Raccontaci qualcosa degli inizi della tua carriera e della prima certificazione in ambito IT.

Andrea Mauro: Come molti ho iniziato (tanti anni fa) con il Commodore 64, ma è stato solo dopo la mia prima esperienza con il PC (con il preistorico MS-DOS) che ho capito che la mia passione poteva rivelarsi anche il mio futuro lavorativo. Durante l’Università ho avuto modo di conoscere e prendere confidenza con le prime distribuzioni Linux, che mi hanno permesso di migliorare la mia conoscenza dei Sistemi Operativi e delle reti.

Oggi sono cambiate veramente tante cose: iniziare a studiare e/o lavorare nell’IT è molto più semplice e anche economico (ricordo ancora il prezzo elevato del mio primo PC e di quanto fosse difficile reperire buoni libri e/o della documentazione valida).

La mia prima vera certificazione è stata la VCP3 ottenuta il 26 aprile 2007, quindi non troppo presto (considerato che ho finito l’Università nel 1996). Ci si potrebbe chiedere come mai ho aspettato così tanto prima di intraprendere una certificazione? Un motivo, comune a molti, è stato di natura economica: i primi anni ho lavorato in un posto che non credeva nel valore delle certificazioni. L’altro è che io stesso non credevo nel valore delle certificazioni o quanto meno non ne ero particolarmente convinto.
Del resto, quando avevo iniziato non vi erano certificazioni e bastava dimostrare di saper fare le cose. Con la complessità crescente, non è più così semplice verificare il livello di conoscenza anche perché spesso riveste varie aree e settori. Con queste condizioni, delle certificazioni credibili, possono sicuramente rivelarsi utili.

ICM: Quando hai realizzato che era il momento di entrare nell’ambito della virtualizzazione?

AM: Come molte persone ho iniziato ad incuriosirmi con le prime versioni di VMware Workstation. Purtroppo le prime versioni di GSX ed ESX erano al di fuori della mia portata (basti pensare che non era possibile provarle né in versione demo, né tanto meno in versione trial… almeno nel mio Paese)… ora è possibile provare in trial (con tutte le funzioni) praticamente tutto e questo gioca sicuamente a favore delle nuove leve e delle nuove generazioni.

Il mio primo progetto in ambito virtualizzazione (in ambito di una ricerca accademica) è stata lo studio dei sistemi di virtual honeynet usando all’epoca Linux UML (parliamo del 2001). In ambito invece lavorativo, il mio primo progetto di virtualizzazione in produzione era basato su VMware ESX 2.5.

ICM: Qual è stata la prima certificazione in ambito virtualizzazione?

AM: Come detto in precedenza, la mia prima certificazione in assoluto è stata la VCP3. Purtroppo, in po’ per mancanza di budget, un po’ per mancanza di tempo, ho dovuto ignorare la VCP2 e concentrami direttamente sulla VCP3. In seguito l’ho mantenuta aggiornata (fino alla VCP5), ma ho anche intrapreso con successo la strada della cerificazione VCDX3.

ICM: Raccontaci qualcosa della certificazione VCDX. Concordi che sia una delle certificazione di difficili da ottenere?

AM: Sicuramente è stata la certificazione più difficile (ma anche appagante) della mia carriera (ad oggi, almeno) e secondo me è comunque una delle più difficili in assoluto.

Ciò che la rende difficile e probabilmente non per tutti è forse l’impegno richiesto (oltre ad essere un percorso di parecchi mesi è anche impegnativo come preparazione). Tra l’altro l’ultima fase è proprio quella più inusuale rispetto alle “normali” certificazioni:

  • Prima bisogna inviare un progetto (e qua, secondo me, ci si gioca già molto del risultato finale)
  • Se viene accettato, si viene convocati per un “triathlon vero e proprio” (non sarà da iron-man, ma forgia ugualmente)…
  • Prima bisogna difendere e dimostrare la validità del proprio progetto (in poco più di un’ora)
  • Poi in meno di un’ora bisogna approcciare da zero un progetto completo (anche se ovviamente non nel dettaglio)
  • Alla fine c’è una sessione di troubleshooting
  • E ovviamente prima ci sono stati gli esami “normali” come quelli per il VCP e quelli per il VCAP…

Risulta quindi molto strutturata come certificazione, visto che è fatta da pratica in ambiente live (VCAP-DCA), domande (VCP e VCAP-DCD), design e progetto, presentazione, discussione, …

ICM: Come è possibile migliorare le certificazioni VMware? Cosa ne pensi degli esami lab-based (stile Red Hat)?

AM: Personalmente amo molto gli esami pratici (e odio quelli puramente mnemonici). Secondo me, sono anche il giusto modo di approcciare molti esami, visto che li rendono difficili da superare senza esperienza. Red Hat è sicuramente nota per questo approccio, ma in realtà anche alcuni esami Novell e Cisco e persino Microsoft (in parte con i simulatori, che però non considero utili, in parte con l’esame 83-640 che però pare sia stato ritirato). Con la certificazione VCDX anche VMware ha adottato questo modello (anche se limitatamente all’esema VCAP-DCA). Applicare questo modello già nel VCP, al momento non pare possibile.

Negli anni gli esami e le certificazione VMware sono già migliorate (oggi si ha un buon blueprint, ma spesso anche FAQ, esempi, commenti, … oltre che una nutrita community). Secondo me c’è ancora da migliorare negli esami beta (vedere il mio post a riguard) e nei tempi per comunicare i percorsi di aggiornamento (vSphere 5 è stato annunciato ad agosto 2011… ad oggi non si conosce ancora il percorso di aggiornamento al VCDX5, ad esempio).

ICM: Qual è stato il tuo più grande progetto in ambito virtualizzazione? Quanto è servita la conoscenza ottenuta dalle certificazioni?

AM: In Italia la maggior parte dei progetti sono di dimensioni medie o persino piccolo (configurazioni a 3 nodi coprono già il 95% delle esigenze del segmento PMI)… ma sono tanti (anche più di 100 in anno). Il più grande in assoluto è stato un progetto multi-site, con 10 host nella sede principale e una parte di VDI e una soluzione di site disaster recovery.

Riguardo all’utilità di quanto appreso durante (e dopo) le certificazioni non è facile dare un numero… la certificazione non può essere vista come un elemento scorporato dal normele percorso di conoscenza: a volte si studia perché si deve (e per alcune certificazioni può valere), ma di solito si studia per incrementare la propria conoscenza e/o verificarla e/o migliorarla.

ICM: Come mai hai deciso di ottenere anche la certificazione di altri vendor? Di solito ci si limita ad andare molto in dettaglio in quelle VMware…

AM: Secondo me, una soluzione di virtualizzazione non può essere limitata solo al livello di virtualizzazione: vi sono livelli “inferiori” che sono necessari (storage, networking, hardware, …) come pure livelli superiori (basti pensare a quanto serve di conoscenza di Windows per un’archittetura View).

In grosse aziende è facile trovare specialisti e/o sistemisti per ogni area. Ma nel segmento SMB chi porta la soluzione deve preoccuparsi di farla funzionare nella sua interezza, includendo quindi i livelli adiacenti (al limite fermandosi al livello delle applicazioni). Inoltre per le “Business Critical Applications” è impensabile non avere la conoscenza applicativa, pena l’insuccesso della virtulizzazione applicata a queste applicazioni… e non è un caso che VMware ha recentemente attivato una nuova competenza (VBCA) proprio in questa area.

Per quanto riguarda le altre soluzioni di virtualizzazione, ho scelto di certificarmi su Hyper-V (MCITP Windows Server 2008 R2, Virtualization Administrator) e Citrix (CCA on XenServer and XenDesktop) per poter conoscere meglio le relative soluzioni ed essere oggettivo nei confronti.

ICM: Ritieni che anche Microsoft e Citrix possano creare un livello di certificazione di livello “design”? O i loro prodotti sono ancora troppo giovani?

AM: Citrix (dove almeno sulla virtualizzazione applicativa ha già anni di pregresso) ha già la certificazione CCIA. Non sarà sicuramente come la VCDX, ma secondo me è oltre il livello dei VCAP. Microsoft al momento non sembra interessata a realizzazione una certificazione MCM sulla virtualizzazione (materiale ve ne sarebbe visto che si potrebbe includere tutta la parte dei RDS, del pacchetto MDOP e della famiglia System Center), ma vedremo cosa succederà con Hyper-V3.

ICM: Come si può iniziare? Da quale certificazione?

AM: Per ogni persona che inizia la sua carriera nell’IT questa sicuramente è LA domanda… Purtroppo non esiste una risposta semplice: l’argomento può essere soggettivo e purtroppo anche il budget disponibile può influenzare le scelte.

Il mio consiglio è di iniziare a studiare e provare per conto proprio. Per VMware i prodotti possono essere testati per 60 giorni e oramai è possibile provare tutto in ambiente virtuale. Solo dopo aver acquisto confidenza con una tecnologia è ragionevole affrontare il percorso di certificazione.

Nella virtualizzazione si può iniziare dal VCP, che però ha un forte prerequisito (un corso obbligatorio per tutti i nuovi VCP)… altri vendor non hanno questi vincoli, ma le loro certificazioni in ambito virtualizzazione al momento sono, secondo me, inferiori al VCP.

Qualcuno potrebbe chiedere quale certificazione è la più richieste… ancora non è facile rispondere visto che alcune aziende sono disposte a formare, altre invece cercano persone già con la certificazione.

ICM: Ha senso intraprendere il percorso VCDX? O è meglio seguire percorsi di altri vendor (Microsoft, Citrix, Red Hat)?

AM: Uno dei miti legati a VCDX è che riguarda solo i prodotti VMware: non è assolutamente vero e per ottenere questa certificazione bisogna già avere conoscenza multi-vendor ed è possibile persino portare soluzioni di altri vendor (a patto di essere in grado poi di difendere le scelte).

Quello che è certo è che il VCDX non è per tutti. Vi sono solo circa 75 persone in tutto il mondo. Come mai così poche? Sicuramente perché è difficile (c’è anche chi ha provato per ben 4 volte), ma anche perchè molti arrivano non preparati. Questa certificazione richiede molta esperienza, non necessariamente su sistemi di grandi dimensioni, ma sicuramente richiede una visione molto globale su tanti aspetti diversi e non solo tecnologici.

Piuttosto che iniziare subito la certificazione VCDX consiglio di aumentare prima la conoscenza dei sistemi operativi (Windows e/o Linux) e di networking e storage.

ICM: Quali sono i tuoi obiettivi per il 2012/13?

AM: Sicuramente aggiornare le mie certificazioni VMware alla versione 5… poi non so… magari un anno sabbatico dalle certificazioni!?  :)

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2909 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


Related Post:

Share