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Dopo l’evento online VMware NOW: Virtual SAN Special Online Event della scorsa settimana (trasmesso il giovedì 6 marzo 2014 e disponibile anche offline), ora VMware annuncia ufficialmente la disponibilità in GA di Virtual SAN 5.5, la sua soluzione di Software-Defined Storage con l’obiettivo dichiarato di portare nel mondo dello storage la stessa efficienza e gli stessi vantaggi che la virtualizzazione ha portato nel mondo dei server.

Questo prodotto è stato ampiamente annunciato (e descritto) nei precedenti VMworld e arriva dopo un lungo ed intensivo periodo di beta program che ha avuto un’attenzione ed impatto senza precedenti (almeno per quanto riguarda i prodotti VMware): più di 12000 partecipanti al Virtual SAN Beta program rappresentano sicuramente un numero molto alto (anche considerando i vari premi e concorsi che nel mentre si erano sviluppati).

Ma il primo messaggio che emerge dai vari comunicati di questi giorni relativi a questo nuovo prodotto è che non vuole (almeno per ora) cambiare completamente l’ecosistema dello storage, ma semplicemente affiancarlo introducendo nuove modalità e nuove possibiltà da livello di at the virtual data plane (notare in questo schema anche la voce Object Storage pool, che effettivamnte non è poi stata commentata e discussa, per ora, più di tanto… ma che ragionevolmente sarà sviluppata meglio nelle prossime versioni di vSphere):

VSAN-Storage

Detto questo, possiamo considerare VSAN (o Virtual SAN) come una rivoluzione, un’innovazione, una semplice evoluzione o semplicemente la re-invenzione di qualcosa già esistente? Analizziamo una per una le caratteristiche di questo prodotto:

  • Può funzionare su server standard x86: fin qua nulla di nuovo, già molti (oserei dire la maggioranza) degli storage gira su commodity hardware (anche se poi magari pacchettizato in una soluzione finale software+hardware), qua la differenza rispetto a molti è che è possibile scegliere il proprio sistema in accordo alle HCL di VMware
  • Approccio scale out e scale in: interessante il fatto che lavori in entrambe le direzioni, ma pure qua nulla di particolarmente unico e completamente nuovo
  • Built-in resiliency: questa dovrebbe quanto meno essere la funzionalità minima di qualunque storage enterprise
  • Policy-based management framework: direi che ogni Software Defined Storage (SDS) potrebbe essere in grado di implementare un simile approccio lavorando a livello di control plane
  • High performance hybrid flash architecture: vari storage usano l’approccio ibrido (ma va detto che non tutti lo implementano allo stesso modo, dato che esistono diverse tecniche di tiering o di caching)
  • Embedded in vSphere kernel: questa è sicuramente la vera rivoluzione dato che diventa una funzione dell’hypervisor e quindi non richiede più virtual appliance per essere implementato in modo convergente sullo stesso sistema di virtualizzazione

Si può quindi osservare come questo prodotto abbia molte caratteristiche interessanti e alcune delle quali uniche per questo tipo di prodotti. Ma si potrebbe dire che l’aspetto più interessante è la grande integrazione con l’intero VMware stack, la compatibilità con le relative funzioni e tecnologie e la grande semplicità di configurazione ed utilizzo.

Sarà in grado di rivoluzionare e cambiare il mondo degli storage? Probabilmente no o non subito e del resto non è il suo scopo. Ma sicuramente cambierà le carte in tavola e darà nuove opportunità e nuovi scenari e, paradossalmente, potrebbe giocare a favore anche di tutti gli altri storage che già sono di tipo SDS, scale-out e converged.

Ci sarà anche da aspettarsi sistemi ready to run per VSAN (di fatto server con tanti dischi locali ed almeno un SSD) e questo potrebbe rappresentare una ghiotta opportunità per i vendor di server che attualmente non hanno nel proprio portafoglio un’offerta server o che non hanno un’offerta server particolarmente innovativa.

Anche i limiti massimi del prodotto sembrano decisamente interessanti (fermo restanto che anche se questi limiti ci sono non è detto che per forza li devo raggiungere):

  • Numero massimo di nodi: 32 (questo ovviamente corrisponde al numbero massimo di host in un cluster vSphere)
  • Numero massimo di VM: 3200 (numero decisamente elevato, ma che porterebbe ad una media di 100 per host… alto ma non altissimo in senso assoluto… almeno non per ambienti VDI molto grandi)
  • Massimo prestazioni raggiungibili: 2M IOPS (solo su operazioni di tipo lettura)
  • Massima capacità: 4.4 PetaByte

VSAN-Maximum

La scalabilità di questa soluzione è dichiarata essere abbastanza lineare con queste logiche di crescita:

  • Per magnetic disks – per la capacità
  • Per flash based device – per le prestazioni
  • Per disk group – per le prestazioni e per la capacità
  • Per node – per la capacità di calcolo

Sarà una soluzioni per tutti e per tutti i casi? Ragionevolmente no, visto che il vecchio VMware VSA rimarrà (almeno per ora) nel listino e si posizionerà nel segmento SMB (in realtà è già posizionato in quel segmento, visto che supporto solo 2 o 3 nodi).

Il nuovo prodotto VSAN richiede almeno 3 nodi (con vSphere 5.5 U1 o più recente) e considerato il prezzo annunciato (che è per CPU, esattamente come ESXi) si posizionerà sul mercato medium-large. Interessante invece l’offerta a listino per ambienti VDI dove la licenza ha un costo (abbastanza basso) per utente. Ovviamente vi sono sconti e promozioni per rendere il prodotto più appetibile (del resto pure lo stesso VSA quando era stato annunciato aveva un costo molto alto che poi è stato pesantemente rittoccato verso il basso).

Per maggiori informazioni (in inglese) vedere anche:

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2918 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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