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L’edizione americana del VMworld 2014 è iniziata da poco e, come di consueto, si susseguono una serie di novità riguardo VMware, i suoi prodotti e la sua vision (a proposito, per chi come me non è a questo evento, almeno le keynote sono disponibili live tramite l’evento VMware NOW). Alcune notizie in realtà sono antecedenti l’evento (come l’ultima acquisizione di CloudVolumes), altre risalgono persino a VMworld precedenti (come ad esempio la funzionalità dei VVOL prevista nella prossima versione di VMware vSphere), ma alcune rimangono delle vere e proprie novità di questo evento.

Ma a parte le novità, l’aspetto forse ancora più interessante è come stia cambiando (o per meglio dire evolvendo) la vision di VMware in questi anni, spostandosi sempre di più verso il cloud o quanto meno sui fondamenti su cui appoggia il cloud: Astrazione, Automazione ed Agilità.

Si potrebbe parlare di Cloudware, se non fosse che (chissà come mai) il termine cloud ha perso un po’ di appeal in questi anni (forse è stato fin troppo abusato), ma anche che la VM è sempre presente e protagonista (basti pensare che buona parte delle policy sono diventate VM centric). Rimane il fatto innegabile la tripla-A sta guidando l’evoluzione di VMware. A partire dal Software Defined Datacenter (SDDC), che secondo la vision di VMware è sempre il Futuro dell’IT.

A parte le novità legate a NSX (ma in fondo minori, rispetto a quanto annuncitato l’anno scorso), è proprio nel reparto SDDC che si annoverano la maggior parte degli annunci e anche (dal mio punto di vista) quelli più interessanti. Sia per quanto riguarda l’integrazione con altri ambienti (molto ad esempio riguarda l’integrazione con OpenStack) ma anche su come implementare e gestire il SDDC.

In particolare per quanto riguarda l’implementazione di un SDDC vi posso essere tre diverse strade percorribili:

  • “Build Your Own” usando componenti hardware tradizionali (compute, storage, networking) indipendenti tra loro e configurati in modo opportuno per implementare la propria infrastruttura.
  • “Converged Infrastructure” usando sempre componenti standard (storage, server, switch) che però sono tra loro integrati (tipicamente in chassis blade).
  • Hyper-Converged Infrastructure utilizzando hardware (compute, storage e networking) fortemente integrato (e tipicamente convergente sul singolo sistema), con uno strato software che fornisca una gestione comune dell’infrastruttura e dell’intero ciclo di vita del SDDC.

I sistemi basati sui “blocchi” come VCE vBlock, Dell vStart, HP Cloud Systems, IBM PureSystems cadono in buona parte nella seconda categoria, anche se in in realtà possono parzialmente occupare anche terza, visto che spesso hanno software di gestione unificati e centralizzati.

E una delle grandi novità (in parte già pre-annunciata) di questo VMworld ricade proprio nella terza categoria: la nuova voluzione VMware EVO:RAIL semplificherà la modalità di acquisto, installazione e gestione di un SDDC. Non solamente una soluzione basata a “building block” (e comunque non sarà VMware a vendere hardware), ma soprattutto una soluzione per velocizzare l’implementazione e semplificare la gestione. Sicuramente merita un post a parte per descrivere questa soluzione in dettaglio.

Ma ancora più interessante è ce il nome EVO definirà una nuova famiglia di prodotti dove EVO:RAIL di fatto è il primo rappresentante. E le novità sono anche modo di distribuire questo tipo di prodotti: solo attraverso partner EVO qualificati (in fondo in modo simile, almeno come idea, a quanto avviene con vSphere per le versioni OEM preinstallate dai vendor hardware, con la grande differenza che questo prodotto sarà distribuito solo in questa modalità). Il fatto che sarà solo tramite queste canale complicherà la possibilità di testarlo in lab, ma ricordiamo che esiste comunque la possibilità di vederlo e provarlo tramite i VMware Hands on lab.

Non è ancora chiaro tutti i prodotti/soluzioni della famiglia EVO saranno solo distribuiti in questa modalità, ma è abbastanza ragionevole pensare che tutti condividano un approccio di tipo ready-to-run e una grande semplicità di installazione e gestione, oltre che l’idea di soluzioni di tipo “appliance” pre-installate (e magari il programma attuale di integrazione di VMware View con altri prodotti potrebbe proprio essere rinominato in un qualcosa di tipo EVO:EUC o simili).

Sarà interessante vedere come sarà accettato dal mercato e dai vendor questo nuovo programma. L’EVOluzione è appena iniziata!

PS: L’origine del nome EVO non è proprio chiara (il nome in codice del progetto EVO:RAIL era Project Marvin), ma l’idea che EVO possa indicare il termine EVOluzione è stato ripreso anche da altri blogger (vedere ad esempio questo post).

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2908 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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