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Che il mondo OpenSource sia importante nessuno lo mette in dubbio: ci sono aziende che ne hanno fatto un motto e un modello di business (RedHat in primis), ma ci sono aziende che lo stanno abbracciando vedendolo più come una risorsa più che un nemico (vedasi Microsoft nell’ultimo anno).

In realtà bisognerebbe fare un distinguo tra software OpenSource e software libero (Free Software) che però richiederebbe post dedicati (rimando a questa pagina sul sito del progetto GNU). La verità è che a parte i concetti (assolutamente importanti e fondamentali), da un punto di vista del business (che poi è quello che interessa alle aziende) le differenze potrebbero essere non così rilevanti. Per questo motivo nel resto del post i due termini saranno trattati come “sinomi” (benché non lo siano).

Volendo dare dei numeri si potrebbe prendere il numero di sessioni e partecipandi di eventi come il Linux Day. Numeri però che non sono sempre completi e precisi.

Più semplice, benché vincolato da un particolare vendor, valutare i numero di eventi come ad esempio i Red Hat Open Source Day: nelle due tappe italiane del 2016, sia parla di più di 2.800 partecipanti totali, 35 partner presenti, 7 casi utente presentati e oltre 40 sessioni tecniche.

Numeri interessanti che dimostrano come l’OpenSource rivesta un ruolo sempre più strategico nello scenario economico globale (e anche italiano), non più relegato ad ambiti accademici o scientifici, e utilizzato per abilitare un processo dirompente di trasformazione digitale delle aziende alle prese con nuove istanze tecnologiche e di business, in cui concetti come rapidità, sviluppo veloce e agile ed ecosistemi collaborativi fanno la differenza.

Sono diverse le organizzazioni di rilievo che hanno avuto modo, nel corso dei due eventi, di illustrare al pubblico il loro progetti di successo, basati sulle soluzioni open source firmate Red Hat. Tra queste ricordiamo Unicredit, Aviva, SIA, Banca Popolare di Sondrio, Cassa depositi e prestiti, TIM e PL Ferrari.

Ma qual è il ruolo dell’OpenSource nel cloud?

Da un lato abbiamo il cloud privato che per anni è stato monopolio di soluzioni proprietarie (VMware in primis, poi Microsoft), ma dove soluzioni open come KVM si stanno diffondendo sempre più (purtroppo però con una grande frammentazione tipica del mondo OpenSource).

Più interessante l’aspetto legato alle soluzioni di management. In questo caso OpenStackè un valido protagonista (e paradossalmente in questo caso non si è verifica una frammentazione di soluzioni OpenSource) e l’ultimo Summut a Barcellona lo ha dimostrato: sia nel numero di partecipanti che nel numero di user cases. Certo rimane ancora vincolato ad alcuni mercati verticali, ma si stanno diffondendo sempre più soluzioni che lo semplificano (pensiamo ad esempio a quella di VMware o a soluzioni di tipo SaaS come quella di Platform9).

Ma è nel mondo del public cloud che l’OpenSource può svolgere un ruolo di primo piano: benché vi siano soluzioni proprietarie (ad esempio Azure) o soluzioni basate su OpenSource ma poi personalizzate in modo proprietario (si pensi ad AWS che in fondo è basato su una versione custom di Xen) c’è ampio spazio per soluzioni e servizi OpenSource.

L’integrazione è uno degli aspetti fondamentali e non sempre è possibile gestirla con API (proprietarie o non): in questi casi l’uso di soluzioni open può veramente essere determinante.

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2834 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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