Questo post è disponibile anche in: Inglese

Reading Time: 4 minutes

Qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di parlare con alcune persone di Maxta Inc. riguardo alle loro soluzioni di storage. La missione di Maxta è quello di semplificare e snellire drasticamente l’IT, cambiando radicalmente quelli che sono i modelli di storage. Maxta ha ridefinito lo storage enterprise, secondo un modello sullo stile del Software-Defined Data Center.

La loro idea è semplice (e non necessariamente nuova o completamente innovativa): eliminare gli storage (nel senso di array o dispositivi dedicati) come pure tutta la parte di Storage Area Network (SAN), introducendo una soluzione di storage basata completamente su software, indipendente  dall’hypervisor, completamente VM-centrica, di classe Enterprise con funzioni di disponibilità, di protezione dei dati, e di ottimizzazione della capacità e delle prestazioni.

Maxta-ArchitectureL’architettura di Maxta Storage Platform (MXSP) è del tutto simile (almeno a livello concettuale) ad altre soluzioni analoghe (come ad esempio Nutanix o VMware VSAN): costruire una soluzione di storage scal-out e distribuito convertendo lo storage locale in storage condiviso con tutte le funzioni enterprise necessarie.

Come altre soluzioni analoghe (a parte VSAN dove invece l’astrazione dello storage avviene direttamente ad opera di ESXi), viene usato un appliance virtuale (MXSP VA) su ogni nodo, al fine di convertire risorse di storage locali in un “Maxta Global Namespace”, che di fatto, almeno su VMware, è un datastore di tipo NFS.

Come in molte altre soluzioni simili, anche qua è possibile beneficiare di SSD locali (che comunque non sono obblicatori a differenza di alcune soluzioni), che possono essere utilizzati sia come read cache che come write back cache cache di lettura, con particolari ottimizzazioni per un destaging sequenziale dei dati (applicato non solo agli SSD, ma anche ai dischi tradizionali).

Ma un aspetto davvero interessante è che Maxta MXSP supporta due tipi di nodi server:

  • Converged Compute / Storage Server node: di fatto nodi che includono sia la parte di elaborazione (CPU/Memoria) che la parte di storage (quindi con almeno un disco locale e almeno due nodi di questo tipo). Si noti che non è richiesto un controller RAID per lo storage locale, visto che è possibile gestire la ridondaza e l’integrità dei dati via software.
  • Nodo solo di tipo Server Compute: dove non c’è storage (o non viene usato dal Maxta cluster) e che quindi potrebbere essere anche nodi di tipo diskless.

Questa caratteristica, combinata con l’utilizzo di componenti standard di tipo COTS (compresi i dischi SATA e i CMLC SSD), offre una maggiore flessibilità nelle scelte progettuali e anche un maggior vantaggio in ottica di scalabilità.

User cases for this solution could be ROBO (Remote Office, Branch Office), Test and development environments, DR site storage, Virtual Desktop Infrastructure (VDI) and also Mid market and SMB as a primary storage solution for virtual infrastructure.

I casi d’uso dichiarati da Maxta (almeno in questa prima fase, visto che comunque si tratta di una startup) è quella degli scenari di tipo ROBO (Remote Office, Branch Office), test e ambienti di sviluppo, siti di DR, Virtual Desktop Infrastructure (VDI), ma anche il mercato PMI dove può rappresentare una soluzione di storage alternativa.

È interessante notare che l’obiettivo iniziale dichiarato non include ambiente di produzione delle grandi imprese, non tanto perché tecnicamente non sia possibile, ma quanto come una scelta di marketing e di posizionamento di mercato. Considerando che stiamo comunque parlando una soluzione “giovane” questa scelta è comunque condivisibile anche perché si adatta molto bene a progetti nuovi.

Anche il posizionamento e la strategia di mercato seque l’idea di focalizzarsi su specifici case utente partendo in primis dai potenziali clienti che già utilizzano VMware, nonostante questo prodotto sia veramente indipendente dall’hypervisor, visto che può funzionare anche su KVM o Microsoft Hyper-V (in questo caso però diventa limitativa la scelta di implementare, per ora, solo lo storage di tipo NFS).

La protezione dei dati e la relativa disponibilità sono garantiti sia da un RAID10 di rete (di default 2 copie in 2 server distinti), ma anche utilizzando checksum per garantire l’integrità dei dati.

Rispetto ad altri prodotti con un approccio simile, qui i principali vantaggi sono l’indipendenza dall’hypervisor, l’indipendenza e la massima flessibilità nell’hardware utilizzabile (è una soluzione completamente software) e la flessibilità del modello VM-centrico (dove non c’è necessità di definire LUN o altri tipi di strutture dati). Naturalmente un possibile svantaggio dall’approccio VM-centrico è che lavorando solo con un approccio NAS di tipo NFS questo potrebbe non essere adatto per tutti i casi (e di fatto rappresenta un altro motivo per il quale per ora il target primario non sono le grandi enterprise).

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2906 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


Related Post:

Share