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Qualche giorno fa, VMware ha aggiornato la sua licenza per socket che diventerà effettiva a partire dal 2 Aprile 2020 (data curiosa, che, a parte evitare la possibilità di essere presa come un pesce di aprile, magari nasconde la data di rilascio della prossima versione di vSphere?).

Ci sono cambiamenti significativi e si passa da una semplice licenza per socket (ossia l’intero processore fisico) ad una licenza più articolata che conta fino a 32 core per socket… con più core sarà necessario acquistare più licenze VMware.

E’ sicuramente un cambiamento importante, che però era abbastanza prevedibile visto la crescita dei core negli ultimi processori… del resto Microsoft ha fatto lo stesso anni fa con Windows Server 2016 (e 2019) e decisamente qua la situazione è nettamente migliore (32 core invece di 16, considerando anche che la licenza Microsoft è più complessa).

Ma ovviamente può sembrare come una vera propria “tassa sui core”.

Decisamente migliore della “tassa sulla RAM” che hanno provato ad implementare con l’introduzione di vSphere 5.0 e la vRAM Entitlements dove rendeva difficile sia il design che anche una semplice quotazione delle licenza.

Parliamoci chiaro… in Italia questo problema si farà sentire, per la maggior parte dei clienti, tra diversi anni. Ad oggi la media dei core per processore è ancora tra gli 8 e 16 core nei sistemi più recenti (e decisamente meno in quelli più datati). Però con la sempre maggiore adozione di soluzioni AMD il numero di core aumenta sempre più a prezzi più che abbordabili.

Per chi ha già dei sistemi esistenti, difficilmente avrà più di 32 core per CPU e, quindi, probabilmente non sarà impattato.

Per chi investe in nuovi sistemi bisognerà tenerne conto. E per venire incontro a questi casi, VMware fornirà un grace period fino al 30 aprile, per salvare gli investimenti di chi compra un server con più di 32 core per socket. In questo caso, VMware fornirà una licenza gratuita per i core eccedenti.

Chi sarà più penalizzato? I clienti SMB non vedranno alcuna differenza, ma alcuni clienti large si troveranno a dover rinegoziare con VMware le licenze o la relativa ELA.

Per assurdo, al momento, questa mossa penalizza molto AMD rispetto ad Intel, visto che i suoi processori sono molto generosi in termini di core.

Questa immagine (dal VMware web site) fornisce alcuni semplici esempi di come sarà, dopo il 2 aprile, con il nuovo modello di licenza:

vmw-cpu-pricing

Per chi usa VMware da tempo, si ricorderà che già in vSphere 4.x c’è stato un tentativo di “tassare i core” con un diverso numero di core supportato da ciascuna edizione. Qua ovviamente è diverso perché riguarderà tutte le edizioni.

L’aspetto ancora più importante da considerare è che non si parla SOLO di VMware vSphere, ma di qualunque prodotto VMware licenziato a socket… quindi potenzialmente anche prodotti come VMware Enterprise PKS e VMware NSX Data Center.

Srà anche interessante vedere se altri vendor, dall’ecosistema VMware (ma anche da altre realtà), adotteranno un modello simile.

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Andrea Mauro

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-20 and vExpert Pro. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-19. Nutanix NTC 2014-20. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.