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La maggior parte dei blog tecnici è di fatto in lingua inglese (almeno considerando i siti “occidentali”): persino in nazioni molto grandi come la Germania buona parte dei siti è comunque in lingua inglese.

I motivi sono semplici, da un lato l’inglese è “ufficiosamente” la lingua standard usata nel mondo dell’IT, da un lato la maggior parte delle risorse è già in questa lingua (a partire dai programmi e dai documenti) e quindi viene naturale estenderla anche al resto. Ma c’è pure una ragione più specifica per i blogger: garantisce la maggior visibilità (perché ovviamente il parco di utenti aumentata e non di poco). C’è poi pure un’ulteriore ragione (minore ma comunque tecnicamente rilevante): la maggior parte delle piattaforme di blog non ha una vocazione nativa multi-lingua, costringendo ad utilizzare plug-in di terze parti (spesso poco funzionali o poco mantenuti o a pagamento).

Bandiera ItalianaMa quindi ha senso scrivere un blog tecnico (soprattutto in campo IT) ancora in italiano?

Oramai è un dato di fatto che molti colleghi scrivono solo in inglese (e hanno iniziato il relativo blog solo in questa lingua): ITPath (Paolo Torresani), vGeek (Pietro Piutti), Go SDDC (Fabio Rapposelli), solo per citarne alcuni.

Altri siti, come ad esempio VirtualToTheCore (Luca Dell’Oca), sono partiti con la doppia lingua, per poi passare solo alla lingua inglese. Lo stesso sembra stia avvenendo per il sito TheVirtualWay (Francesco Bonetti) dove i post in italiano risalgono al 2013.

Vero è che mantenere una doppia versione è un costo in termini di tempo: creare un post può avere diverse motivazioni, ma in generale una di queste è la gratificazione nel creare qualcosa di nuovo o di utile, ma la traduzione in se’ non porta alcun vero valore aggiuntivo (per chi realizza il blog)… è solo un rifare qualcosa in un’altra lingua (vero che ci sono i traduttori, ma tradurre dall’italiano all’inglese è sempre terribile, come risultati… il viceversa può forse funzionare, ma a patto di scrivere un ottimo inglese).

In realtà non è proprio vero che la traduzione in italiano non porta alcun valore (per il blogger intendo, è ovvio che per il lettore il valore c’è): per i blogger italiani permette di esprirmersi al meglio (la versione inglese, almeno nel mio caso, tende ad essere un po’ asettica, priva ad esempio di battute) usando tutte le sfumature di un linguaggio nativo.

Ma ci sono anche eccezioni come il sito Juku (Enrico Signoretti), ma anche VirtualByte (Giuseppe Guglielmetti) che mantengono (seppur con qualche limite, una doppia versione italiana ed inglese).

Tornando alla domanda se ha senso scrivere un blog tecnico anche in italiano ritengo che comunque sia un modo per colmare anche il conclamato IT divide (che affligge molto l’Italia)… almeno all’inizio. Dico all’inizio perché tra le varie ragioni del gap vi è anche quella culturale/linguistica… l’IT è in inglese, le conferenze internazionali, la documentazione, la maggior parte dei programmi sono in inglese… dobbiamo farcene una ragione e iniziare ad abituarci, a studiarlo meglio, a migliorare anche il linguaggio (qua effettivamente è uno dei miei propositi per il 2015).

vInfrastructure.it

Ogni tanto qualcuno mi chiede se continuerò a scrivere post anche in italiano o perché continuo a mantenere una versione italiana (visto che tanto ne esiste una versione inglese).

vInfrastructure-LangNonostante gli utenti italiani rappresentino una percentuale sempre minore del mio sito vi sono comunque degli aspetti da considerare.

Partendo dai numeri nudi e crudi (usando come riferimento i dati di Google Analytics riferiti alla lingua del browser) si ha un calo nelle percentuali in lingua IT (arancio) e IT_it (verde):

  • 2013: 9,00% + 8,79% (17,79%)
  • 2014: 7,19% + 5,80% (12,99%)

Un calo sicuramente considerevole, ma che in fondo non tiene conto di un aspetto fondamentale: i visitatori del sito (lentamente) aumentano di anno in anno: lavorando sui numeri assoluti i valori 2013 e 2014 riferiti alla lingua italiana sono pressoché simili garantendo quindi uno “zoccolo duro” invariato. Vero che alcuni di questi potrebbero usare il browser in italiano, ma visitare la parte inglese del sito (ma almeno mi fornisce un’idea di massima sui numeri in gioco).

Viene quindi spontaneo non tradire o abbandonare questi utenti (a meno che nel prossimo anno non vi sia un calo nei numeri assoluti) e quindi anche per il 2015 continuerò a mantenere il blog nella doppia lingua, nonostante implichi un lavoro quasi doppio (per varie ragioni preferisco quasi sempre partire dalla versione in inglese e poi realizzare una versione italiana, che però raramente traduco in automatico da quella inglese… in molti casi faccio prima a riscriverla da zero piuttosto che sistemare gli errori di un traduttore automatico).

In realtà qualche cambiamento era già stato attuato: un anno fa avevo ristrutturato il sito impostando l’inglese come lingua di default (e quindi favorendo indirettamente questa parte del sito).

Inoltre è già da un po’ di tempo che a volte realizzo post solo in una delle due lingue: ma questa scelta è voluta laddove il contenuto del post abbia senso o rilevanza solo una delle due lingue (ad esempio proprio questo post è solo in lingua italiana).

Altri esempi

Nonostante la tendenza sia quella di scrivere articoli tecnici più in inglese che in italiano, esistono comunque molte eccezioni che mantengono anche la versione italiana (o che persino scrivono solo in italiano).

Per una raccolta di alcuni di questi blog di italiani in italiano, vedere il sito itblogger.it.

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2908 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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