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A partire da VMware vSphere 6.0, la nuova compoenente chiamata PSC comprende oltre alla parte di SSO anche alcune funzionalità, tra le quali una vera e propria CA (certification authority) per la gestione automatica dei gestificati, che da self-signed, passano ad essere gestiti tramite la CA della PSC (purtroppo questo non vale per tutti i prodotti VMware, o almeno non ancora). Questo semplifica di molto la gestione dei certificati, con funzonalità quali l’aggiornamento automatico, la sostituzione di quelli self-signed tramite auto-enrollment, il tutto nell’ottica di rendere più sicure le comunicazioni tra i vari elementi di […]

Quando si parla di IPv6, molti sistemisti si limitano a disabilitare questo protocollo, per tutta una serie di ragioni, spesso storiche, tra le quali possiamo annoverare: IPv6 potrebbe causare problemi in rete o sull’host (una volta forse), meglio applicare il principio del minimo privilegio e disattivare tutto quello che non mi serve (effettivamente se non utilizzo un protocollo di rete perché mai lo dovrei tenere attivo?), semplicamente per pulizia e per non vedere quegli indirizzi incomprensibili (qua è più una questione di abitudine, forse). Già sui sistemi Linux e Windows recenti tentare di togliere l’IPv6 […]

VMware vSphere 6.5 Update 1 è stato rilasciato il 27 luglio 2017 con numerosi miglioramenti, bug fix, ma anche alcuni importanti cambiamenti, come ad esempio nei numeri massimi (for i vCenter in linked-mode) e nel tipo di licenza. In particolare, l’edizione Foundation del vCenter Server ora potrà gestire fino a 4 nodi ESXi (Standard o Enterprise Plus), rispetto ai precedenti 3.

VMware ha annunciato il termine del supporto agli switch virtuali di di terze parti, avviato fin dalla versione 4.0 di vSphere, ma mai largamente adottato (se non per alcuni casi di utilizzo del Nexus 1000v). Le VMware vSphere APIs usate dagli switch virtuali di terze parti funzioneranno solo fino alla versione 6.5 Update 1 di VMware vSphere. Dopo non saranno più utilizzabili ed i virtual switch di terze parti non potranno più funzionare. In realtà è già da tempo che VMware ha avvisato i propri clienti di migrare da switch virtuali di terze parti ai […]

In VMware vSphere uno dei limiti storici è stato (per tanti anni) quello della dimensione di un singolo disco virtuale VMDK che non poteva eccedere i 2 TB circa (per la precisione i 2 TB – 512 B). In realtà la vera dimensione “usabile” era persino meno, per poter permettere la creazione di snapshot e dipendeva dalla dimensione del blocco (importante in VMFS3 o in VMFS5 se aggiornato dalla 3). Per maggiori informazioni si rimanda all’articolo Veeam KB 1091. A partire da vSphere 5.5 è stato finalmente possibile avere dischi virtuali grandi fino a 62 […]

Dopo l’annuncio ufficiale all’ultimo VMworld Europeo, finalmente VMware vSphere 6.5 è in GA e disponibile per il download. Molte delle novità sono già state discusse a partire dal nuovo Web client, il nuovo vCenter, le nuove funzioni di disponibilità, la VSAN 6.5, le novità sulla sicurezza e ovviamente la maggior scalabilità. Per maggiori informazioni (in italiano) partecipa all’esclusivo e innovativo evento digitale VMware per ripercorrere le più importanti novità e gli annunci del VMworld 2016 segui il LIVE Streaming dagli Studi TV RAI oppure partecipando in prima persona.

VMware ha da poco annunciato due importanti novità sui client per vSphere, sia per il vecchio client Windows sia per quello Web: il client legacy basato su C# ed eseguibile solo su sistemi Windows non sarà più disponibile dalla prossima versione di vSphere (finalmente, visto che il cliente era persino più grosso di ESXi). Le versioni 5.5 e 6.0 non saranno affette il cliente web basato su Adobe Flash sarà presto sostituito (finalmente) da un client web totalmente HTML5 (al momento già disponibile come Fling).

A partire da vSphere 5, VMware raccomanda di usare come network virtual adapter la scheda di rete virtuale vmxnet3, ovviamente partendo da un virtual hardware almeno v7 e solo con sistemi operativi recenti, in pratica da Windows NT 6.0 (Vista o Windows Server 2008) e le varie distribuzioni Linux che includano già il driver della vmxnet3 all’interno del loro kernel. Tipicamente per questi sistemi operativi la scelta è tra e1000 o vmxnet3: il wizard di creazione di una nuova VM già sceglie quello giusto per le distribuzioni Linux, mentre per i sistemi Windows si limita a proporre […]

VMware ha annunciato che il 30 giugno 2016 l’edizione vSphere Enterprise andrà in End of Availability (“EoA”), insieme anche a vSphere with Operations Management Standard and vSphere with Operations Management Enterprise. Come se non bastasse sono stati anche annunciati aumenti in vSphere with Operations Management Enterprise Plus (da $4,245 a $4,395 per CPU) e vCenter Server™ Standard (da $4,995 a $5,995 per istanza). I nuovi prezzi saranno effettivi dal 1° aprile 2016.

Come già annunciato nei mesi scorsi, la nuova Virtual SAN (VSAN 6.2) porterà tanti nuovi servizi orientati ai dati, rendendo questo tipo di soluzioni sempre più interessanti. Già con la versione 6.1 (annunciata al VMworld 2015) aveva compiuto grossi passi in avanti, con tante interessanti funzionalità, ma rivolte soprattutto alla protezione e alla disponibilità dei dati. Mancavano ancora servizi specifici, come ad esempio quelli pensati per migliorare l’utilizzo dei dati e ottimizzarle la loro occupazione: compressione, deduplica, erasure coding sono oramai funzioni abbastanza comuni in molti storage di fascia alta.

Come probabilmente saprete, VMware vSphere 6.0 ha un grave problema nella gestione del Change Block Tracking (CBT) che può portare alla corruzione di qualunque backup incrementale se svolto utilizzato le API di VMware (come fatto tutti i programmi di backup “nativi” per il mondo VMware). Il 25 novembre è stata rilasciata una patch (come descritto anche in questo post) per risolvere questo problema. La patch è la ESXi600-201511401-BG e l’articolo è il KB 2137546.

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