Come accaduto con l’annuncio dei vExpert 2016, sempre in questo periodo sono stati annunciati i vExpert 2017. Anche per quest’anno sono stato confermato, per un nuovo anno, come vExpert.

La lista dei vExpert nuovi e riconfermati è stata pubblicata sul blog del VMTN: vExpert 2017 Award Announcement.

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Veeam ha da poco ufficializzato l’elenco dei Veeam Vanguard 2017. Il programma Vanguard ricalca lo stile del VMware vExpert o (del ben più storico) Microsoft MVP, ed è composto da un gruppo selezionato ed elitario di persone delle varie community ed che in comune hanno ovviamente la conoscenza dei prodotti Veeam.

Rispetto ad due programmi menzionati è sicuramente più selettivo e, secondo me, gestito al meglio. Nella prima tornata (2015) vi erano solo 31 professionisti. Nel terzo anno vi sono comunque solo 40 persone!

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La certificazione Veeam® Certified Architect (VMCA) è il più alto livello di certificazione tecnica di Veeam, introdotta nel 2016 (inizialmente basata sulla versione 8 dei loro prodotti, ma ora aggiornata alla versione 9 e v9.5).

Per conseguire questa certificazione è necessario partire da una certificazione Veeam Certified Engineer (VMCE) esistente e completare la parte Veeam Certified Engineer – Advanced: Design & Optimization (VMCE-ADO) che include sia del nuovo training che un esame specifico:

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A livello italiano segnalo:

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La 13ma edizione del Tech Field Day (#TFD13) si svolgerà ad Austin (Texas) nella prima settimana di febbraio 2017, dal 1 al 3. Sarà presente come delegato e sicuramente scriverò dei post di approfondimento su quanto ho visto ed imparato durante questi giorni.

L’agenda è molto ricca e piena:

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Red Hat OpenShift Container Platform 3.4 (rilasciata qualche settimana fa) è una soluzione per l’hybrid cloud incentrata sui container, costruita a partire dai progetti upstream Docker, Kubernetes 1.4, Project Atomic e OpenShift Origin, e basata sul sistema operativo OpenSource Red Hat Enterprise Linux.

Red Hat OpenShift Container Platform offre una piattaforma stabile e sicura per implementazioni container-based, senza compromessi rispetto agli attuali investimenti IT, che consente la convivenza tra le tradizionali applicazioni mission-critical e le nuove applicazioni basate su container e cloud-native.

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Questo è il primo articolo di una serie realizzata per StarWind blog sul tema del design, pianificazione ed implementazione di un’infrastruttura per uno scenario ROBO. L’articolo originale (in inglese) è disponibile a questo link.

Lo scenario ROBO

Con l’acronimo ROBO (Remote Office / Branch Office) si identifica normalmente un ufficio remoto, in un altro sito (spesso geograficamente lontano) rispetto all’ufficio principale (o ad un altro ufficio). Molte aziende hanno diversi uffici remoti, in altre città ma anche in altri paesi o continenti. Possono essere semplici filiali o controllate o franchising o qualunque altra tipoligia… ma in molti di questi casi l’infrastruttura IT è governata e gestita dalla capogruppo o in qualche forma distribuita (ad esempio delegando ogni nazione ad avere un proprio IT).

Per varie ragioni che affronteremo in un post successivo, negli uffici remoti sono comunque necessari degli apparati IT e in molti casi anche dei veri e propri server (server di filiale), fisici o virtuali, per implementare dei servizi locali.

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Come già annunciato il 23 agosto, la strategia di Veeam abbraccia non più solo il virtuale, ma anche il fisico e il cloud (non che prima non lo facesse, ma ora c’è molta più attenzione a questi mondi e soprattutto c’è una vision unica). Questo ha portato e sta portando molte novità, incluso il cambiamento di nome dei prodotti di Veeam Endpoint Backup che diventano, secondo una nomenclatura consolidata nel mondo dell’industria, dei Veeam Agent (il backup del mondo virtuale rimane comunque “agent-less”, se non consideriamo l’agente VSS attivato on demand per la consistenza applicativa).

Veeam Agent for Linux è già disponibile in versione 1.0 e finalmente è possibile provare il nuovo Veeam Agent for Windows 2.0 (che quindi sostituirà Veeam Endpoint 1.5) al momento in public beta.

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Una volta all’anno, Microsoft Corporation organizza un tour con i migliori esperti dei team di prodotto e sviluppo per condividere le loro esperienze e idee sui trend tecnologici. Durante la Microsoft Tech Summit,  in diverse tappe in città nel mondo, verranno trattati temi come sicurezza, rete, dati, storage, management, DevOps e collaboration.

In Italia l’unica tappa prevista è quella di Milano, presso il MiCo, il 20 e 21 marzo!

Considerando che la conferenza è gratuita e vi sono più di 50 sessioni è un evento da non perdere.

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Nel post precedente ho descritto come utilizzare l’integrazione di StorMagic all’interno del vCenter per gestire il deploy e la configurazione delle VSA. Come già scritto non è l’unico modo e su larga scala forse l’uso degli scripting è la scelta migliore e più naturale. Anche perché esistono comunque molti passi da realizzare prima a livello di infrastruttura di virtualizzazione (ad esempio la configurazione delle reti virtuali) che potrebbero essere automatizzate pure loro tramite scripting.

Dove invece l’integrazione con il vCenter rende il meglio di sé è nella parte di creazione dei datastore: anche in questo caso vi sono numerosi passi sia a livello di StorMagic (definizione della coppia di VSA, inizio della replica sincrona, …) ma anche di VMware (mount e formattazione del datastore, definizione delle regole di multipath più corrette). In questo caso l’integrazione svolge tutti i compiti in automatico!

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StorMagic SvSAN è una soluzione molto interessante di storage iperconvergente (e multi-hypervisor) specifico per l’ambiente PMI e soprattutto ROBO (Remote Office  / Branch Office) dove molto spesso un’infrastruttura di virtualizzazione a due nodi è più che sufficiente, ma uno storage esterno condiviso potrebbe costare troppo, essere sovradimensionato o per assurdo sottodimensionato (in Italia ho visto troppe volte realizzare infrastrutture a due nodi con NAS entry level).

Uno degli aspetti più interessanti di questo prodotto è la semplicità di gestione (una volta che è stato configurato), ma se vogliamo anche la semplicità nella fase di installazione e configurazione (benché un minimo di pianificazione e progettazione bisogna comunque farla).

Tutto questo grazie al plugin per vCenter utilizzabile sia dal Web Client che voltendo (almeno fino a vSphere 6.0) con il vecchio vSphere Client). Il plugin funziona sia sulla versione installabile di vCenter per Windows sia nella versione Linux della vCSA.

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