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KEMP Virtual LoadMaster (VLM) è disponibile in tre diversi formati: uno per Microsoft Hyper-V (che è un file zip con tutti i file che compongono la VM) e due per VMware (uno per vSphere e uno per Workstation). Tutti sono decisamente piccoli (meno di 40MB), quindi veramente veloci da scaricare e distribuire.

Ho scelto di provare la versione per vSphere, distribuita nel formato OFV (in realtà il file zip contiene l’OVF e un VMDK). Veramente veloce da installare (benché la scelta di un singolo file non zippato sarebbe stata la scelta ottimale).

Sul sito sono descritti i primi 3 passi fondamentali per attivare l’appliace. Si parte dallo Step 1 che è semplicemente quello di scaricare il software dal virtual-loadbalancer download site, scegliendo ovviamente la piattaforma utilizzata:

Lo Step 2 dipende dal tipo di formato scelto, ma di fatto consisten nel fare un deploy della VM e di accenderla. Dalla documentazione il VLM dovrebbe ottenere la configurazione di rete via DHCP (ma stanamente nel mio caso non ha funzionato, anche su reti diverse, forse un qualche limite legato a vSphere 5?) oppure con il suo IP di default 192.168.1.101 (oppure configurandolo a mano successivamente). A questo punto è possibile accedere o via web all’URL https://IP o tramite la vSphere Console. La prima richiesta sarà l’insierimento di una licenza valida e la visualizzazione dell’Access Code (necessario per procedere allo Step 3).

Lo Step 3 prevede l’ottenimento della licenza, anche per un utilizzo in trial mode. La licenza è generata tramite una form che richiede l’Access Code. Questo è evidentemente generato su caratteristiche peculiari del virtual appliance (sicuramente i vNIC MAC Address che non possono essere cambiati). Non pare essere invece rilevante la versione di virtual hardware, visto che anche aggiornandola alla v8 l’appliance continua a funzionare perfettamente.

A questo punto sarà necessario procedere alla configurazione dell’appliance e primi step sono descritti nella Quick start guide (che include anche user e the password di default). Notare che la guida descrive anche configurazione degli appliance fisici (quindi non tutto è applicabile ad un appliance virtuale).

Riguardo alla VM è uan versione modificata di una Ubuntu Linux a 32 bit (o almeno così viene riportato nel tipo di OS, che però potrebbe non essere significativo) con 1 GB di vRAM (l’uso può variare a seconda dei servizi) e 2 vCPU (questa scelta limita l’uso ad esempio di VMware FT, ma in realtà esistono configurazioni specifiche per ambienti di HA). Per quanto riguarda il disco, è previsto un vmdk da 512 MB in formato thin veramente molto compatto (basta guarda lo spazio usato e togliere 1 GB che è rappresentato dal VM swap file). Per quanto riguarda il virtual networking vi sono 2 vNIC per due tipi di scenario diversi (descritti nel post successivo).

Da notare che le VMware Tools non sono installate e/o configurare e questa è una grande (a mio parere) pecca. Ad esempio la procedura di shutdown può essere fatta solo da interfaccia web e pare persino che non faccia uno shutdown completo (visto che poi la VM va spenta da vSphere Client). Forse la scelta è dettata da risparmiare spazio o avere un’immagine unica…

Una curiosità che ho notato durante le varie prove di riavvio / shutdown… il browser rimane comunque autenticato anche dopo un’interruzione… sembra quindi che i dati autenticazione siano memorizzati in cookie e/o variabili di sessione permanenti.

Per informazioni generali su KEMP LoadMaster vedere il post precedente.

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2906 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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