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Scale Computing è un’azienda americana (con sede principale ad Indianapolis, invece che la “solita” Silicon Valley, benché abbia un ufficio anche a San Matteo) con un’interessante soluzione iperconvergente: la sia piattaforma HC3® fornisce funzionalità di “data center in a box” per realtà tipiche da PMI (benché possa anche essere utilizzata in alcuni casi di ambienti enterprise).

Questa soluzione è studiata in modo specifico per il mercato SMB (che in realtà in America rappresenta anche aziende più grandi che nostro mercato PMI) con l’obiettivo dichiato di semplificare la gestione e la complessità di una soluzione di questo tipo fino a renderla del tutto simile alla gestione di un singolo simstema. La soluzione è basata su un modello hyperconverged che però non integra solo la parte di computing (server) con la parte di storage, ma include (e qui l’approccio differente) anche la parte di virtualizzazione e tutta la parte di gestione.

Scale Computing integra storage, server, virtualizzazione, gestione in appliance hardware HC3 (che poi in realtà sono dei server) scalabili secondo l’approccio scale-out, ma soprattutto con una grade semplicità di gestione e minima manutenzione, il tutto con adeguate funzioni di disponibilità, scalabilità, protezione dei dati, …

In Italia questa soluzione è distribuita da Achab (vedere questo post).

Qualche giorno fa, in occasione del lancio della nuova release di HyperCore 6.0, ho avuto modo di parlare con Jason Collier (CTO e fondatore dell’azienda) riguardo le novità della nuova release, ma soprattutto agli sviluppi futuri e alla loro vision alla virtualizzazione.

Il target dichiamato, come già scritto, è quello delle medie e piccole aziende, e qundi non si tratta di una soluzione general purpose adatta a tutti i casi, ma di una soluzione specifica per questo segmento e applicabile ad alcuni specifici casi d’uso.

La soluzione tenta anche di risolvere il tipico problema di queste realtà legato alla complessità delle soluzioni o alla scarsità di personale e/o competenza tecnica per gestire poi queste soluzioni. In questo caso l’interfaccia di gestione è totalmente web oriented e di semplice utilizzo, utilizzabile da qualunque dispositivo (in realtà il supporto ufficiale al mobile ci sarà in versioni future, ma già da oggi è comunque fruibile da diversi dispositivi).

Anche l’architettura è stata semplicifica il più possibile, a partire dalla piattaforma di versione che non è centralizzata (alla “vCenter” o “System Center”), ma è completamente distribuita sui vari nodi senza quindi richiedere specifiche risorse e/o configurazioni per esser utilizzata.

L’idea è decisamente interessante (anche se non nuova come concezione, lo stesso Citrix XenCenter già lavorava in modo distribuito, ma non però in modalità web client, visto che richiedeva un particolare specifico client per Windows) che aiuta a semplificare la gestione dato che basta collegarsi ad un qualunque nodo per vedere e gestire tutto.

Potevano esserci anche altre soluzioni (ad esempio alcuni vendor forniscono una gestione in modalità SaaS) che però comportano altre problematiche… In questo caso è sicuramente apprezzabile questo tipo di approccio (che tecnicamente ha una serie di complicazioni, come ad esempio replicare il database delle informazioni).

Come detto l’interfaccia si presenta intuitiva e chiara:

Non viene fornito alcun accesso diretto alla macchina fisica, né tramite comand line (via console o SSH), né tramite API pubbliche… questo aspetto magari potrebbe cambiare in versioni future…

L’aspetto sicuramente diverso dal solito è l’inclusione anche della piattaforma di virtualizzazione che non è solo pre-installata, ma in realtà è parte integrale ed integrante della soluzione stessa. La piattaforma è basata su KVM (l’hypervisor OpenSource del mondo Linux, ma non solo) e tutta l’interfaccia di gestione è stata costruita ad hoc per integrare le funzionalità più comuni (almeno per il mercato SMB), coem ad esempio l’HA, la live migration, … e con la nuova versione anche la replica delle VM e la gestione completa del site disaster recovery, con tanto di funzonalità di piano di migrazione, failover, failback, …

Chiaramente la scelta di questa specifica soluzione di virtualizzazione vincola questo tipo di prodotti ad un hypervisor specifico, che comunque supporta i principali sistemi operativi (maggiori dettagli nella HyperCore Support Matrix) ed è molto utilizzato nei cloud pubblici. D’altra parte, anche se l’hypervisor (almeno dal mio punto di vista) non è diventato ancora una commodity, le differenze funzionali tra i diversi hypervisor nel mercato SMB sono molto minime (non lo stesso si può dire della maturità del prodotto, che comunque è oramai alto per molti, e il tipo di supporto).

Tecnicamente la piattaforma HyperCore è realizzata su un kernel a 64-bit ottimizzato e modificato per migliorarne la sicurezza ma costruito con componenti Open Souce. Risulta invece proprietario il filesystem Scale Computing Reliable Independent Block Engine (SCRIBE), una soluzione di classe enterprise per implementare un cluster distribuito di storage a blocchi. Sopra questo filesystem lavora hypervisor embedded di HC3.

SCRIBE è in grado di aggregare gli storage a blocchi di ciascun nodo in un singolo storage pool gestito centralmente e con specifiche funzioni di data redundancy e load balancing. L’approccio è simile ad un RAID 10 distribuito e bisogna notare che il pool è composta da dischi omogenei, tutti da 10.000 giri. In versioni future potranno essere supportati altri tipi di dischi, ma secondo un algoritmo di placenment, non in modalità tiering o caching (del resto il taglio è quello SMB e queste funzioni potrebbero non essere necessarie).

La piattaforma hardware HC3 è composta da tre diversi tipi di appliance rack tutti da 1 unità (altro non sono che dei Dell OEM PowerEdge): bisogna partire con almeno 3 nodi e il cluster può scalare fino ad 8 nodi (il limite non tenico dato che SCRIBE potrebbe scalare maggiormente, ma è più limite scelto per il tipo di target di mercato).

Ogni nodi ha specifiche hardware differenti e si possono mischiare nodi diversi nello stesso cluster. Il costo è in base al tipo di appliance fisico (per i prezzi di listino è possibile consultare la sales brochure). I prezzi di listino non sono proprio per PMI italiana (considerando che il kit minimo iniziale è da 3), ma bisogna comunque valutare che in questo caso tutte funzionalità sono già incluse (compreso le licenze del software di virtualizzazione) e che comunque è una soluzione completa di storage e server.

In futuro vi potranno essere altri form factor, in particolare rack da 2U per avere capacità di disco maggiore.

Più interessante, per il caso delle filiali ed uffici remoti, il possibile sviluppo di una soluzione a soli due nodi: da quello che mi hanno detto ci stanno lavorando…

Per quanto riguarda l’implementazione, questo tipo di soluzioni richiede due diverse reti:

  • una rete di front-end per la gestione e la connettività delle varie VM
  • una rete di back-end (possibilmente a 10Gbps, ma è supportato anche a 1 Gbs) per la comunicazione intra-cluster e la ridondanza dei dati

Il concetto di fault domain (o qualunque altro concetto simile) necessario per gestire guasti localizzati su più appliance (ad esempio su un intero rack) non è al momento previsto… o non nell’interfaccia grafica. In effetti internamente esiste il concetto di failure grouping e quindi tecnicamente sarà possibile implementare questa funzionalità in versioni future.

Trattandosi un hypervisor non comune, almeno non in ambito aziendale, il backup nativo non esiste (almeno non per ora)… andrà trattato come backup tradizionale con agenti, oppure sfruttando le funzionalità di copia, snapshot, replica del prodotto. In futuro è possibile che venga fornita una qualche funzionalità di integrata (ad esempio per esportare i dati su NAS).

Anche l’operazione di conversione da fisico a virtuale (P2V) non può essere fatta con strumenti tradizionali, ma in questo caso, graze ad una partnership con Double Take, viene fornito un tool (HC3 Move)  che aiuta in questo tipo di operazioni.

Per maggiori informazioni, vedere anche:

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Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2642 Posts)

Virtualization & Cloud Architect. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-17. PernixPro 2014-16. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-17. Nutanix NTC 2014-17. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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