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A quanto pare in VMware sono in corso le pulizie di primavera sui loro prodotti, rimuovendo tutto quanto non è più manutenibile o non ha più senso di proporre. Dopo l’epurazione di VSA, ora VMware ha da poco annunciato la End of Availability (EoA) di tutte le versioni di VMware vCenter Server Heartbeat a partire da 2 giugno 2014. Come risultato quindi, tutte le versioni di vCenter Server Heartbeat sono state rimosse dai nuovi listini e non sarà più possibile comprare questo prodotto. Il supporto e la maintenance continueranno secondo il VMware Life Cycle policy (che per questo prodotto rimane fissato al 19 settembre 2018).

Chiaramente questo avrà delle conseguenze per quanto riguarda le opzioni di progettazione di una soluzione ad alta diponibilità per il vCenter server. Come scritto in un post di qualche anno fa vi erano limitate opzioni possibili (che ora saranno ancora meno):

  • Implementare il vCenter Server in virtuale e usare VMware HA
  • Utilizzare il prodotto di VMware vCenter Server Heartbeat
  • Utilizzare una soluzione di clustering come MSCS (opzione non più supportata a partire da vSphere 4.x)
  • Usare soluzioni di cluster di terze parti (opzione non supportata)
  • Utilizzare VMware FT (opzione non supportata)

A questo punto anche la seconda opzione sparisce e di fatto rimane solo la prima: l’unica soluzione ufficialmente supportata è creare il vCenter Server in virtuale (o usare il virtual appliance già fatto) e sfruttare VMware HA (o vSphere HA come si chiama ora) per proteggere questa VM (nota: vSphere HA non dipende dal vCenter ma lavora in modo distribuito su tutti i nodi del cluster VMware).

La motivazione di questa “epurazione” appare un po’ banale e non chiarissima:

VMware has chosen to readdress availability options to protect vCenter Server from outages based on internal availability solution offerings

Più realisticamente immagino sia legato ad un tentativo di pareggiare le funzioni della versione installabile e della versione virtual appliance del vCenter: il vCenter Server Heartbeat era uno dei fattori discrimenanti e “toglierlo di mezzo” era una soluzione come un’altra (oggettivamente non sarebbe stato banale convertirlo per Linux).

Sarà poi forse anche il fatto che non abbia venduto tantissimo (almeno in Italia di soluzioni dove veniva utilizzato ve ne erano un gran poche, visto anche il suo costo non proprio entry-level).

Le relative FAQ del prodotto confermano anche che non sono in previsione (almeno a breve) prodotti sostitutivi a questo, la soluzione ufficiale rimane implementare in virtuale il vCenter Server ed usare vSphere High Availability.

Chiaro che questo diventerà una discriminante anche nella scelta tra vCenter Server fisico o virtuale a favore netto della seconda opzione (ma come del resto è già nella maggioranza dei casi). Rimarrà comunque supportata l’installazione in fisico, ma con la necessità di soluzioni di backup e disaster recovery che potrebbero non necessariamente garantire un livello di disponibilità desiderato o desiderabile.

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2489 Posts)

Virtualization & Cloud Architect. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert (2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015). PernixPro 2014. Dell TechCenter Rockstar 2014. MVP 2014. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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