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Durante la prima edizione europea dei Tech Field Day (in particolare i Tech Field Day extra alVMworld di Barcellona) la prima azienda che abbiamo visto è stata X-IO Technologies. Come già scritto in un post precedente, X-IO ha più di 15 anni di storia (e quindi non si tratta della classica start-up).

Il tutto è nato nel 1999 quando Seagate (nota per lo più per i suoi dischi) decise di investire in un progetto per uno storage “zero touch”: furono investiti oltre 100 milioni di dollari in un progetto di 5 anni, che però nel 2007 fu rivenduto a Xiotech. Il 2008 è l’anno del lancio ufficiale del Intellinget Storage Element (ISE) e successivamente la compagnia ha cambiato leggermente nome.

A rappresentare l’azienda vi erano Gavin McLaughlin (VP of Worldwide Marketing) e Hollis Beall (Director of Technical Marketing).

X-IO Technologies è un’azienda oramai indipendente da Seagate con base a Colorado Springs, nello stesso edificio dove inizialmente era stata fondata.

Nella prima parte Gavin McLaughlin (che avevo già avuto modo di conoscere in precedenti eventi, come il VMworld EU 2013) ha introdotto i concetti fondamentali e il loro approccio allo storage:

Il loro storage X-IO Intelligent Storage Element (ISE) è disponibile in diversi tagli, ma soprattutto in due versione:

  • ISE 200 Series, con dischi rotativi tradizionali
  • ISE 700 series, uno storage ibrido che combina i vantaggi dei dischi con i vantaggi delle flash

Su ogni X-IO storage, su ognuno dei due controller, gira un ISE software basato su architettura Linux microkernel.

Ogni sistema occupa 3U e contiene all’interno due DataPack di dischi con un backplane SAS. La capacità di dischi per ogni sistema è di 40 dischi (20 per ogni datapack).

In un mondo dove la maggior parte degli storage va verso soluzioni hardware di tipo commodity (rinunciando alle ottimizzazioni hardware e puntando solo a quelle via software) è curioso come ci sia spazio per aziende che invece puntano fermamente sulla combinazione hardware e software ottimizzati per lo storage. Almeno si valorizzano anche gli ingegneri di questi reparti e comunque uscire dagli schemi non è detto che sia sbagliato.

E le ottimizzazioni si vedono! Vengono dichiarati 400-600 IOPs su dischi da 10kRPM grazie al loro firmware speciale e ovviamente grazie alla speciale architettura hardware di X-IO architecture. Decisamente interessante che ovviamente non può compensare la differenza con gli SSD, ma rende i dischi rotativi più interessanti del solito (magari abbinati ad una soluzione flash).

Il loro DataPack è un esempio di ingegneria: non solo un disco sulla classica slitta, ma un bunch di dischi ottimizzatti:

XIO-DataPacs1 XIO-DataPacs2

La struttura a datapack viene utilizzata anche per i dischi SSD ed è possibile che in un sistema vi siano datapack di tagli diversi.

L’integrazione con VMware è molto stretta, tanto da demandare a VMware stessa alcune funzioni (si pensi al thin provisioning). Questo blog descrive le funzioni di  VMware supportate da X-IO:

  • VMware VAAI primitives: zero detect, xcopy & ATS but no UNMAP as there is no Thin Provisioning in the array.
  • VMware VASA provider 1.0
  • VMware Virtual Volume (VASA 2.0) is in the roadmap
  • VMware vCloud Automation Center
  • VMware vCenter Orchestrator
  • VMware vCenter Operations Manager (actually only 5.8 version, but in the roadmap there is the vRealize version)
  • RDP – Rapid Desktop Program, Certification for Horizon View
  • ISE Manager Suite– VMware Ecosystem Integration
  • Management Pack for VMware vCenter Operations
  • VMware Web Client plug-in (and also a plug-in for the legacy client)

Per quanto riguarda la replica, questo storage prevede una funzionalità di replica sincrona adatta per l’implementazione di “metro-cluster” visto che la LUN sorgente e quella di destinazione sono accessibili entrambe in modo attivo.

Nella seconda parte (in realtà anche nella prima) si è analizzato il caso VDI come utilizzo tipico di questo storage. A parte l’esempio in sé, quello che è stato molto interessante è l’approccio scientifico utilizzato per descrivere il cas, considerando 1500 destkop e partendo dall’analisi degli IOPS richiesti:

  • Normal operation = 8000 IOPS
  • Login storm: 10000 to 15000 IOPS
  • Deploy/recompose: 15000 to 25000 IOPS
  • Boot storm: 40000 to 50000 IOPS

Hollis Beall, Director of Technical Marketing, ha discusso nel dettagli i numeri e le metodologie di test di X-IO Storage nel caso del VDI :

Per i benchmark è stato usato Login VSI sia per ottenere numeri confrontabili, sia per dimostrare la bontà di questo strumento (che sta diventando sempre più uno standard di riferimento per il VDI). Inoltre è stata anche descritta la partnership con Cisco per la soluzione X-Pod specifica per il VDI e composta da storage X-IO e da server Cisco UCS, con VMware Horizon View per la parte di VDI.

Vedere anche:

Disclaimer: Sono stato invitato a questo meeting da GestaltIT. Ma non sono stato ricompensato in alcun modo per il mio tempo e non sono in obbligo di scrivere articoli riguardo all’evento stesso e/o gli sponsor. In ogni caso, i contenuti di questi articoli non sono stati concordati, rivisti o approvati dalle aziende menzionate o da altri al di fuori del sottoscritto.

Andrea MauroAbout Andrea Mauro (2907 Posts)

Virtualization, Cloud and Storage Architect. Tech Field delegate. VMUG IT Co-Founder and board member. VMware VMTN Moderator and vExpert 2010-18. Dell TechCenter Rockstar 2014-15. Microsoft MVP 2014-16. Veeam Vanguard 2015-18. Nutanix NTC 2014-18. PernixPro 2014-16. Several certifications including: VCDX-DCV, VCP-DCV/DT/Cloud, VCAP-DCA/DCD/CIA/CID/DTA/DTD, MCSA, MCSE, MCITP, CCA, NPP.


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